La casa d'Aste Art è nata nel 2001 dall'idea di Guido Wannenes e un altro amico antiquario.Il Palazzo del Melograno
Il palazzo, il cui nome ufficiale è Palazzo Casareto-De Mari, sorge nel Centro Storico di Genova,
ad angolo nel punto di congiunzione fra Campetto e piazza Soziglia.
Sottoposto a vincolo dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, venne completato nel 1585 per Ottavio
Imperiale su progetto di Bartolomeo Bianco.
Successivamente il palazzo pervenne alla famiglia Casareto e De Mari, di cui tuttora conserva il nome.
Il palazzo faceva anche parte della prestigiosa serie dei Rolli, elenchi delle residenze
nobiliari della città dai quali l'antica Repubblica di Genova, priva di una reggia, estraeva
a sorte un nominativo ogni volta che un ospite illustre - papa, re o ambasciatore - arrivava in città
e bisognava alloggiarlo adeguatamente.
Il palazzo conserva opere d'arte di qualità assoluta, come la statua di Filippo Parodi raffigurante "Ercole",
posta nel ninfeo (in origine ornava la fontana) dell'ampio cortile loggiato.
A mantenere intatta la memoria della passata grandezza restano soprattutto gli splendidi affreschi di Domenico Piola,
realizzati attorno al 1680; nel '700 vi si aggiunsero quelli di Domenico Guidobono e del bolognese Giacomo Antonio Boni
(attivo anche a Palazzo Reale).
Piola dipinse il soffitto e le pareti del loggiato-galleria del secondo piano nobile, illustrandoli rispettivamente
coi "Pianeti" (Saturno, Giove, Marte, Apollo, Mercurio, Venere, Diana e Aurora: ossia le divinità delle sfere celesti,
disposte secondo la geografia astrologica) e con le "Arti" (Geometria, Retorica, Musica, Pittura, Scultura, Architettura,
Astronomia e Armonia); affrescò inoltre la volta di una vicina stanza con "Cerere, Bacco e Amore".
Il soprannome "del Melograno" deriva dalla presenza di una pianta nata spontaneamente sopra il portale
all'inizio del secolo, e tuttora esistente.
Palazzo Brignole Durazzo
Il palazzo è stato la residenza di due tra le principali famiglie patrizie genovesi,
i Brignole, prima, e i Durazzo, poi, già appartenenti a quella cosiddetta nobiltà “nuova” e
tra le protagoniste della vita politica ed economica della Repubblica di Genova, alle quali tra XVII e XVIII secolo
appartennero numerosi dogi e senatori.
La vicenda archittettonica dell’edificio si lega a due significativi episodi urbanistici della città:
quello degli anni tra la seconda metà del Cinquecento e i primi trent’anni del Seicento, conseguente all’apertura
della contigua “Strada Nuova” (l’attuale Via Garibaldi), che diede l’avvio alla costruzione delle dimore del patriziato
genovese secondo i nuovi modelli rinascimentali, e quello tardo settecentesco dell’apertura della “Strada Nuovissima”
(attuale Via Cairoli - Piazza della Meridiana).
Intorno al 1626 il magnifico Giovanni Battista Brignole, fratello del più noto Giovanni Francesco, Doge della
Repubblica dal 1635 al 1637, edificò il palazzo accorpando alcuni edifici preesistenti, secondo un processo comune a
tutti i grandi patrizi dell’epoca che rimasti esclusi dalla lottizzazione di Strada nuova avevano edificato i propri
palazzi secondo i canoni rinascimentali introdotti dai palazzi costruiti ex novo sulla “Via Aurea dei Genovesi”,
accorpando le schiere medievali che sorgevano nel fitto tessuto urbanistico della città antica e unificandole attraverso
l’elemento architettonico dell’atrio-vano scala genovese.
Analogamente era infatti accaduto per il palazzo dei Brignole, il cui ingresso si apriva sull’asse viario di Salita San
Francesco.
Tra Sei e Settecento il palazzo fu ampliato dai Brignole che commissionarono gli affreschi delle volte dei due
piani nobili ai principali artisti genovesi dell’epoca, da Domenico Piola a Gregorio e Lorenzo De Ferrari.
Nel 1779, dopo un dibattito in seno alla città durato oltre un secolo e nonostante l’opposizione di vari enti e
privati detentori di considerevoli proprietà dell’area, su progetto dell’architetto Gregorio Petondi, fu aperta la
“Strada Nuovissima” che, “tagliando” il fitto tessuto urbanistico e numerosi edifici di pregio, creava finalmente un
collegamento tra la “Strada Nuova” e la piazza della Nunziata e, quindi, la Strada dei Balbi, rendendo più agevole la
viabilità cittadina da e verso Ponente.
Il palazzo, all’epoca proprietà di Giacomo Maria Brignole - doge nel biennio 1779-1781 e poi nuovamente eletto nel
1796 alla vigilia della caduta della Repubblica aristocratica, non subì alcun depauperamento architettonico ma
fu privato del giardino, corrispondente all’attuale piazza della Meridiana.
La fronte principale dell’edifico fu quindi rivolta al nuovo asse viario principale creando un avancorpo
sul quale fu posto lo splendido portale marmoreo opera del grande scultore genovese Filippo Parodi che
originariamente costituiva l’accesso al giardino del palazzo e chiudeva scenograficamente la Strada Nuova.
Nel corso della prima metà dell’Ottocento risiedette nel palazzo la celebre marchesa Luigia Pallavicino
“caduta da cavallo” cantata dal poeta Ugo Foscolo, una delle dame genovesi che avevano animato la vita culturale
della Genova napoleonica.
Nel corso della prima metà dell’Ottocento l’edificio fu acquistato dal marchese Marcello
Durazzo, che nel 1824 aveva venduto il proprio palazzo di Strada Balbi alla famiglia Reale.
Il figlio di questi, Giuseppe Maria Durazzo, vi trasferì la residenza della famiglia e commissionò la decorazione
pittorica dell’atrio d’ingresso principale: le pareti e le volte sono ornate da motivi “a grottesche”,
opera di Federico Leonardi, che incorniciano la grande rappresentazione della presa della fortezza della Briglia
occupata dai Francesi nel 1512 sulla volta centrale e le figure dei grandi genovesi della storia che scandiscono
le pareti perimetrali opera di Giuseppe Isola.
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